Under 14 Maschile

Innocenza perduta

Lo sport a cui assistiamo è figlio del tempo che viviamo. Chi di noi ha praticato sport, anche ad alti livelli, ricorda senz’altro che all’origine era gioco, divertimento, felicità di passare il tempo con amici condividendo una passione comune, fra stupore e meraviglia…se volete era anche ingenuità, ma è proprio quello che io ricordo con più nostalgia, quella fiammella che alimentava i nostri sogni infantili e adolescenziali, quella bolla di vita in cui ti ritrovavi con le tue emozioni e crescevi con i tuoi amici e piano piano diventavi grande correndo verso il tuo futuro. Poi passa il tempo, non è solamente il fatto che tu diventi grande, ma è soprattutto che cambiano i riferimenti di un mondo valoriale che assume come obiettivi quelli del successo e della vittoria a tutti i costi, della ostentazione della forza e del potere, dello spettacolo evento, del business…in altre parole il nuovo modello in cui si è trasformato lo sport di oggi.  La radice del gioco viene costantemente strozzata dalle esigenze della performance e della vittoria a tutti i costi.  Ciascun bimbo gioca per vincere e sogna di diventare un campione, ma dietro queste aspettative una volta c’era solamente l’amor proprio e la passione per un gioco che si trasformava gradualmente in sport. Oggi, invece c’è una sollecitazione mediatica, indotta in gran parte dal consumismo, che spinge a bruciare le tappe, e a condizionare nuove forme di sport e sportivi.

Si stravolgono tempi e regole , usi e consuetudini adattandole alle esigenze di un mercato sempre più affamato che divora i propri figli  per alimentare il nuovo idolo pagano del Business e del dio denaro. E allora la differenza non è più tra chi vince e chi perde, tra chi è più bravo o meno bravo, ma semplicemente fra chi scende in campo e chi non lo fa. Se una volta, da ogni partita persa si imparava qualcosa per poter vincere o sperare di vincere , oggi perdere  sembra essere diventata una sconfitta definitiva senza possibilità di appello o recupero e questo ha inevitabilmente risvolti psicologici che sono il contrario di quelli che erano una volta sani principi sportivi. Per molti di noi invece lo sport era quella cosa a cui pensavamo quando volevamo ricordare qualcosa di bello, era consolatorio anche quando uscivamo sconfitti dal campo perché eravamo consapevoli che sbagliare non voleva dire essere sbagliati, sapevamo che c’era tempo per il futuro e che insieme ai muscoli e alle abilità stava crescendo una persona.  Lo sport già allora cercava di insegnarci che non sono le cose belle che richiedono tanto impegno, ma è l’impegno stesso che rende belli  i giochi, che ogni volta genera quel desiderio di gioia che non possiamo barattare, ma solo cercare di perseguire.

 

    

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